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Storie di Libri

Venerdì, 09 Agosto 2019

Tu che sei di me la miglior parte.

Enrico Brizzi torna nella “sua” Bologna degli anni Ottanta e ci racconta, come ha già fatto con l’amato “Vecchio Alex” di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, romanzo che l’ha reso noto, una nuova storia, la storia di Tommy Bandiera.
Non importa se negli anni Ottanta ci siete davvero cresciuti o se, come me, siete cresciuti sentendoveli raccontare dai vostri genitori: leggere “Tu che sei di me la miglior parte” sarà come tornare a casa, a vivere quell’adolescenza normale che tutti hanno passato o stanno passando, proprio come Tommy Bandiera.
La forza del protagonista e del romanzo verte proprio su questo, sul fatto che Tommy è un ragazzo qualunque, orfano di padre e cresciuto con la mamma Alice e la famiglia di lei. Tommy Bandiera è uno di noi, uno di quelli che ha trascorso gli anni della scuola elementare e delle medie giocando al parchetto e frequentando la parrocchia con gli amici di sempre, Athos e Selva.
Uno di quelli che si è innamorato a prima vista di Ester, la ragazza perfetta, la bellezza della porta accanto che nonostante il tempo, nonostante la vita, avrà sempre un posto speciale nel suo cuore, perché è stata lei il primo sconvolgente amore, quello che non passa mai, quello che è giusto non passi mai.
Tommy è uno di quelli che ha uno zio giovane e un po’ pazzo che gira il mondo, lo zio Ianez, lo zio che tutti abbiamo o vorremmo avere, eroe e punto di riferimento. Uno di quelli che ha un amico come Raoul, allo stesso tempo “fratello” e “peggior nemico”, l’amico che a volte ti ha visto piangere e ti ha consolato, mentre altre è stato causa delle tue stesse lacrime.
Enrico Brizzi, ancora una volta, mette su carta la magia della vita di provincia, dei ragazzi normali che sognano di fare grandi cose, e con enorme tatto e delicatezza ci porta nel giovane viaggio degli anni che vanno dalle elementari all’ultimo di Liceo, in un percorso di maturazione non scontato, fatto di scelte difficili, tradimenti che sembrano irreparabili, e atti di fiducia che rimettono invece tutto al proprio posto.
“Tu che sei di me la miglior parte” non è solo uno spaccato dell’Italia degli anni Ottanta e Novanta, quella degli zaini Invicta, la Vespa e le risse negli stadi, ma Tommy, Raoul ed Ester sono il simbolo di tutto ciò che siamo e siamo stati: giovani, curiosi e avventati. 
Sarà toccante, divertente e delicato il modo in cui sarete trasportati nelle loro vite, nelle nostre vite, negli anni dei primi amori, delle verifiche a scuola, dei drammi familiari e della conquista del proprio posto nel mondo, che nonostante tutto, si trova sempre

Anna Zilio

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