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L' Ambiente che vogliamo

Giovedì, 25 Luglio 2019

E tu, come chiameresti una stella? 
Alcune portano nomi tratti dalla mitologia greca, altre di derivazione araba, perché arabi furono molti pionieri della moderna astronomia.
Ma le “nuove” stelle, quelle che vengono continuamente scoperte grazie a strumenti sempre più sofisticati, come si chiamano? Da battezzare ci sono interi sistemi planetari, che solitamente vengono identificati con formule impronunciabili fatte di numeri e lettere.

Per trovar loro un nome più significativo, e anche per coinvolgere la popolazione, l’Unione astronomica internazionale (Iau) ha bandito un concorso: “NameExoworlds”.
L’iniziativa rientra tra quelle messe in campo per festeggiare il centenario dell’Unione, e vi hanno già aderito 70 paesi, tra cui l’Italia.

A ognuna delle nazioni partecipanti è stato assegnato un sistema planetario, e a noi è toccato Hd 102195, che si trova a una distanza di circa 95 anni luce dal Sistema solare.
É composto da una stella poco più fredda del nostro Sole, e dal pianeta Hd 102195b. Quest’ultimo impiega solo quattro giorni per ruotare attorno alla sua stella madre, ed è stato scoperto nel 2005 grazie all’utilizzo della tecnica delle velocità radiali. Hd 102195b ha una massa stimata pari a circa la metà di quella di Giove, e si ritiene che sia un pianeta gassoso di tipo gioviano caldo.

A capo del comitato nazionale che promuove NameExoworlds c’è un’astronoma padovana, Caterina Boccato: «siamo veramente felici di portare avanti questo concorso» spiega Boccato «per due motivi. Il primo è che ci dà la possibilità di raccontare a quanta più gente possibile i fantastici risultati che stiamo ottenendo in questo ambito di ricerca: il nostro paese, e l’Inaf in particolare, è in prima linea nello studio degli esopianeti sia da terra che dallo spazio. Il secondo motivo è ci è stato assegnato un pianeta per noi importante: proprio di recente, una dottoranda dell’Inaf di Torino ha pubblicato un importante studio che lo riguarda».

Si può partecipare al concorso come singoli, in gruppi, come classe o scuola.
Per la scelta del nome del sistema planetario bisogna seguire alcune semplici regole, disponibili nel regolamento disponibile sul sito: ad esempio i nomi proposti devono essere due ed entrambi legati dallo stesso tema: uno per l’esopianeta ed uno per la stella.
Le proposte – che vanno inviate entro il 10 ottobre 2019 – saranno raccolte nel sito ufficiale altrimondi.inaf.it
In palio non solo la gloria: per il vincitore c’è un viaggio al Telescopio nazionale Galileo (alle Canarie), e poi abbonamenti a riviste scientifiche e visite ai musei astronomici dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

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Rappresentazione artistica di un pianeta gassoso simile a Hd 102195b. Crediti: Esa, Nasa, G. Tinetti e M. Kornmesser

A decidere in modo insindacabile quali saranno le migliori dieci proposte, sarà un comitato nazionale.
Le prime tre saranno inserite nel sito altrimondi.inaf.it , per la votazione da parte del pubblico, che potrà esprimere le proprie preferenze tra il 20 ottobre e il 10 novembre. Le due proposte più votate saranno inviate all’Unione astronomica internazionale per l’approvazione definitiva. I nomi selezionati non andranno a sostituire la denominazione scientifica alfanumerica, ma saranno riconosciuti dalla Iau come nomi pubblici ufficiali, insieme a quello di chi li ha proposti.

E se non bastasse l’onore di vedere il nome prescelto essere assegnato ad un sistema planetario ci sono anche numerosi premi in palio: un viaggio al Telescopio nazionale Galileo  (alle Canarie), abbonamenti a riviste scientifiche e visite ai musei astronomici dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).
Anche se Giordano Bruno, già nel 1584, sosteneva esistessero “infiniti soli e innumerabili mondi”, lo studio dei pianeti extrasolari è una disciplina relativamente recente, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo di punta nella ricerca astronomica.
Dall’inizio dello studio dei sistemi extrasolari è stata confermata la scoperta di circa quattromila esopianeti. Notevoli passi avanti sono stati fatti grazie al telescopio spaziale Nasa Kepler, che dal 2009 al 2018 ha monitorato la luminosità di oltre 145mila stelle, scoprendo una notevole quantità di esopianeti.
Nel 2018 è stata lanciata la missione Nasa Tess, con l’obiettivo di identificare e studiare nuovi sistemi planetari. Due missioni dedicate allo studio degli esopianeti sono in programma anche per l’Agenzia spaziale europea: il lancio di Cheops è ormai prossimo, nell’autunno 2019, e sarà seguita dalla missione Plato, con opportunità di lancio nel 2024.
E chissà che una di queste missioni non riesca a dare risposte all’annosa domanda: “Siamo soli nell’universo?”

Silvia Quaranta

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