Il confine sottile

Campioni si diventa

Il confine sottile

Giovedì, 15 Agosto 2019

Leadership” è un parolone a cui ognuno prova a dare un significato, un dilemma che divide i pensieri di molti.
Cercare la vera essenza di questo termine equivale a passeggiare sul filo del rasoio, tra questioni di opportunità, visioni, scelte e azioni. Dieci anni fa nasce il Campus che porta il mio nome: “Campus Rugby Mauro Bergamasco”. Un programma educativo che ha come obiettivo quello di facilitare la crescita personale di ogni ragazzo attraverso lo sport. Agire sulla performance del giovane, tramite il suo sviluppo emotivo e relazionale. 
Esplorando il ruolo educativo che lo sport ha insito nella sua natura, si evidenzia come esso torni ad essere mezzo di confronto, e lo strumento attraverso cui coinvolgere i ragazzi in una esperienza importante, dove il movimento si combina con attività ricreative individuali e di gruppo, proponendo un momento di crescita e conoscenza si se' e degli altri. Ho scelto di guidare, in ogni settimana di Campus, un gruppo di almeno 90 giovani e uno staff di 40 persone e professionisti, ognuno competente per il proprio ambito, e sono responsabile del suo funzionamento e di ciò che desidero accada durante lo svolgimento dell’intero percorso. 

Ho chiaro cosa sia, quali siano gli obiettivi che voglio raggiungere insieme al mio staff, e per far questo ho bisogno di avere una panoramica vera, in tempo reale, di ciò che accade tra i giovani partecipanti e tutto il team di tecnici e allenatori. 
Tra me e i miei diretti collaboratori si crea una relazione molto forte, e la bontà del rapporto è ciò che getta le basi per una fiducia per niente scontata, che si fonda sulla formazione di ognuno di noi, nell’attitudine che ci caratterizza tutti, nelle modalità di espressione dell’essere umano, nella capacità di dare il massimo di se stessi, per se stessi e per gli altri, nelle dinamiche relazionali e tecniche che ci permettono, assieme, di raggiungere gli obiettivi che mi prefiggo. Nel mondo sportivo di oggi, invece, si tende a punire l’errore e rinforzare l’inadeguatezza, applicando uno dei volti che maggiormente influenza criticamente lo sviluppo personale ed emotivo dell’essere umano: il giudizio

É palese il sottile confine, ed è facile cadere nel tranello autocratico. Io ho scelto di essere guida di un gruppo di ragazzi e di uno staff di specialisti.
Come faccio a trasferire il mio metodo a chi mi sta attorno? Voglio portare le persone che incontro ad approcciarsi ad un altro modo di rapportarsi ai ragazzi, differente anche nelle capacità di allenare.
Io chiedo loro di provare, chiedo loro di estendere la capacità di osservazione, ed esaltare la risorsa di ogni bambino provando, così, a creare i presupposti per lo sviluppo della loro autostima. Essere li per vederli, non solo con gli occhi, ed essere disponibili ad essere per loro una base solida per la crescita personale di ognuno, sensibili e capaci di osservare, e verificare gli atteggiamenti e considerarne le intenzioni. Io non mi fermo al giudizio e alla prima impressione. Quello che molti definirebbero un problema, per me e il mio staff sono segnali di attenzione di potenziali criticità. Leader, un parolone a cui ognuno prova a dare un significato. Per me, tutto passa attraverso l’attenzione alle relazioni umane, il riconoscimento e l’autenticità delle persone, l’integrità. Sono queste le chiavi potenti per risolvere le situazioni problematiche di cui si lamentano quotidianamente allenatori e manager.

Mauro Bergamasco

 

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