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Storie di Libri

Mercoledì, 07 Agosto 2019

Il silenzio di averti accanto

Un racconto intimo di una famiglia dannata. È questo il leitmotiv del romanzo, con tinte autobiografiche, di Giancarlo Marinelli.
Un viaggio fatto di flashback e flashforward, tra le emozioni di due fratelli divisi da un’identità politica diametralmente opposta. I poli del testo sono tre: da un lato la vita di Marino, sindacalista che aderì al fascismo; dall’altro quella di suo fratello minore Almo, comunista e fautore della rivoluzione; e come ultimo quella del “ragazzo che non è più un ragazzo”, di cui Marino ne era il nonno.
Il percorso inizia con “il ragazzo che non è più un ragazzo” che accarezza la pancia della moglie Katiuscia, sentendo i movimenti del figlio nascente. Tutto ruota attorno al nome da dare al piccolo: in caso fosse nata una femmina avrebbe deciso la madre, mentre se fosse stato un maschio la scelta sarebbe spettata sul padre. L’ultima ecografia sciolse ogni dubbio. Era un maschietto!
Ricordi sbiaditi chiusi in un vecchio baule tornarono alla luce qualche settimana prima della nascita e con loro altrettanti misteri. “Potrei chiamarlo Marino come mio nonno, o Almo come suo fratello”. E con questo dubbio comincia il viaggio tra le vicissitudini della famiglia Marinelli, dalle liti violente di Marino con il padre Carlo, agli ideali e la magnanimità di Almo, fino alla fratellanza quasi romantica dei due fratelli, interrotta dalla politicizzazione del maggiore, alla ricerca «dell’uomo più giusto».
A fare da cornice al racconto è il Veneto, da Padova a Mestre fino alla pittoresca Villa Pisani di Stra, dagli anni ’20 agli anni ’40. Una storia mai banale, a tratti ingenua ma vera ed emozionante, che racchiude tutto l’amore che un genitore può rivolgere ad un figlio, un parallelismo tra i vissuti degli avi, i loro errori, ciò che andrà preso come esempio e ciò che non dovrà ripetersi. 
Il finale è curioso, per nulla scontato, e per capirlo bisogna mantenere l’attenzione durante tutte le 404 pagine. Non ve lo riveleremo, altrimenti vi perdereste la parte più magica di questo fantastico romanzo.
«Quando mi guardi con gli occhi aperti, io, dentro quegli occhi, sparisco. E riesco solo, come uno scemo, a dirti, Amore, amore grande, amore infinito del papà. Amore mio. Il tuo nome» 

Federico Smania

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