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La giusta formazione

Vivere l’Erasmus all’Universitat de Valencia

Sabato, 07 Settembre 2019

Quante volte avete sentito parlare del programma Erasmus?
Tante, tantissime. Capita infatti, con molta frequenza, di sentire due frasi divenute ormai quasi dei luoghi comuni: "Bisogna ampliare i programmi di mobilità internazionale", e: "l’Erasmus è ancora oggi difficilmente accessibile per la maggior parte degli studenti". Considerazioni inopinabili, tramutate in meri slogan. Ma a noi, in questo momento, non interessano le frasi fatte. Reputiamo molto più interessante raccontare le esperienze attraverso le emozioni di chi le ha realmente vissute, di chi ha fatto sacrifici per ampliare i propri orizzonti.
La prima testimonianza è di Giulia, veneziana di 21 anni che studia Comunicazione all’Università di Padova, che ha deciso di partire per Valencia. Tra i ricordi del sole a Playa de La Malvarrosa, i colori del Mercado Central e la magnificenza de la Ciutat de les Arts i les Ciències di Calatrava, queste sono le sue parole in merito ai sei mesi vissuti in Spagna:

Com’era la tua “giornata tipo”?
“Che tu sia cittadino nativo o viaggiatore di passaggio, la classica giornata di ogni valenciano inizia e termina con un'unica certezza: il vento. È un buon compagno di vita nel periodo caldo dell'anno, ma si trasforma in acerrimo nemico quando sali sulla tua bicicletta. Lo studente medio, poi, si reca a lezione ogni giorno e, nel peggiore dei casi, ci rimarrà dalla mattina alla sera, intervallando una lezione e l'altra con un caffè, non buono, in mensa. Infine, è altamente consigliato controllare almeno una volta al giorno l'app dell'università, e imparare a rivolgersi con il Tu, e non con il Lei, a tutte le persone che incontrerai nell'edificio, professori compresi, a meno che tu non voglia parlare loro come se stessi dialogando con Sua Santità il Papa in persona. Paese che vai, cultura che trovi”.

L’Erasmus ti ha cambiato la vita?
“Non saprei. Me lo chiedono in molti, a volte più per “educazione” che per un autentico interesse. È senza dubbio un’esperienza che forma, e che mette nelle condizioni di doversi risolvere dei problemi che inevitabilmente emergeranno, dall’infinita burocrazia alla lingua, fino ai differenti stili di vita e di insegnamento. L’Erasmus è un’occasione per imparare una nuova quotidianità, vivendola in prima persona”.

Italia e Spagna sono davvero simili come spesso si sente dire?
“Assolutamente no. A prescindere dall’aspetto accademico, che presenta molte differenze strutturali, la vita spagnola non può essere paragonata a quella italiana, dagli orari alla normale routine, che spesso viene accomunata alla nostra solo perché “sono latini come noi”. Se c’è una cosa che ho imparato in questi sei mesi, è che è bene lasciare all’Italia la gastronomia e alla Spagna il rispetto per i passanti sulle strisce pedonali e per il pagamento dei biglietti del trasporto pubblico. A cada uno lo suyo”.

Federico Smania

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